No Heroes. Marino Marini negli spazi del Forte Belvedere
- Redazione

- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 20 ore fa
16 luglio-16 ottobre
a cura di Sergio Risaliti

Dal 16 luglio il progetto espositivo Drama: Four Acts si arricchisce di un nuovo capitolo con l'apertura al pubblico della mostra "No Heroes" dedicata a Marino Marini negli spazi del Forte Belvedere.
Promosso dal Comune di Firenze e realizzato dalla Fondazione Mus.e, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento e con l’ideazione e la curatela di Sergio Risaliti, Drama: Four Acts ha inaugurato l'estate culturale di Belvedere Firenze attraverso un percorso che intreccia arte contemporanea, patrimonio storico e paesaggio. Il progetto si sviluppa nell'arco della stagione estiva come un dramma in quattro atti, mettendo in relazione artisti e linguaggi di epoche differenti.
L'accostamento con Paolo Canevari restituisce una lettura sorprendentemente attuale dell'opera di Marino Marini - afferma Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento. - Nell’allestimento prevale un disegno drammaturgico che esalta il contrasto e pure una inversione dei contenuti. I soggetti subiscono una torsione di senso, per cui la Bagnante diventa una donna in lutto, un donna ai piedi di un calvario, una figura prostrata davanti all’ineffabile e al dolore rinforzando il contrasto tra vitalità e pessimismo, tra ironia e nichilismo, tra energia creativa e forze distruttive, potere e innocenza. Se Canevari pone lo spettatore di fronte alle contraddizioni e alle violenze del presente attraverso materiali industriali trasformati in immagini perturbanti, Marini racconta la stessa fragilità
dell'uomo attraverso la forza senza tempo della scultura e le figure archetipiche del
Cavallo e cavaliere e quelle della Danzatrice o del Prigioniero. Il dialogo tra i due
artisti supera così la distanza cronologica e mette in luce una continuità di interrogativi sul destino dell'essere umano, sul conflitto e sulla disumanizzazione, facendo della Fortezza di San Giorgio il luogo in cui passato e presente si incontrano”.
Dopo l'apertura, lo scorso 24 giugno, della mostra personale di Paolo Canevari, God Year, il secondo atto vede protagonista uno dei più grandi maestri della scultura del Novecento. Con No Heroes, una selezione di cinque sculture in bronzo di Marino Marini entra infatti in dialogo con le opere di Canevari, dando vita a un allestimento di forte intensità emotiva e concettuale.
Al primo piano della Palazzina, il confronto tra Marino Marini e Paolo Canevari affronta il tema della storia, esplorando l'essenza più profonda della condizione umana, dei conflitti e della crisi della civiltà umanistica. Le opere di Marino Marini, caratterizzate da una straordinaria forza espressiva e da una costante ricerca identitaria legata alla figura umana e ai suoi archetipi, si confrontano con il linguaggio contemporaneo di Paolo Canevari, che utilizza materiali industriali e di recupero per evocare tensioni storiche, sociali e politiche.
Fulcro della ricerca di Marino Marini è il celebre tema del cavallo e del cavaliere,
affrontato dall'artista come metafora della condizione umana e del rapporto tra
individuo, natura e storia. Se nelle opere degli anni Trenta le figure conservano un
equilibrio monumentale e una misura classica, l'esperienza della Seconda guerra
mondiale, quella dello sterminio e delle apocalissi nucleari, trasforma profondamente questo linguaggio. I corpi si irrigidiscono, le forme diventano spigolose, il cavallo si impenna fino a disarcionare il cavaliere come nella serie dei Miracoli. La perdita di equilibrio diventa così immagine della crisi dell'uomo moderno, travolto da una violenza che non riesce più a governare.
Il tema del cavallo e del cavaliere diventa, nelle opere mature di Marino Marini, una riflessione sulla crisi della civiltà contemporanea. Le due figure non rappresentano più l'eroismo, ma la fragilità dell'uomo di fronte a una società tecnologica e industriale sempre più disumanizzante, segnata da guerre e violenza. Questa visione trova espressione nelle serie dei Miracoli e dei Gridi, dove corpi deformati, spezzati e urlanti restituiscono il senso tragico della storia del Novecento. Marini vede nell'energia nucleare e nel progresso incontrollato il simbolo di un'umanità incapace di dominare le proprie stesse invenzioni. Per questo, nelle sue ultime sculture, cavalli e cavalieri diventano "strani fossili", immagini di un mondo destinato a scomparire. Emblematica è anche la figura del Prigioniero, ridotta all'essenziale, che incarna l'uomo inerme e sconfitto, vittima della storia, della violenza e delle ambizioni distruttive del potere. Attraverso queste opere, Marini trasforma la scultura in una profonda meditazione sulla condizione umana e sul destino della civiltà moderna.

In mostra sarà presentata anche una Bagnante, che nella sua postura accovacciata ricorda il celebre Adolescente di Michelangelo. Nella figura di Marino Marini, pare adesso prevalere un sentimento di introversa malinconia, di sconforto e avvilimento. Ultime delle cinque sculture più rappresentative del mondo di Marino Marini è la Danzatrice, collocata in una sala caratterizzata dalle sculture in copertone di Canevari. Come il Funambolo, anche la danzatrice è figura del circo, luogo di giochi acrobatici, coreografie mirabolanti, messe in scena sarcastiche, che tanto affascinarono Marino. Se nella parabola artistica di Marino si assiste alla dissoluzione del mito dell’eroe, simbolo di un’umanità trionfante, virile, ma disillusa, dopo guerre fratricide e possibili apocalissi tecnologiche, ecco che le figure del saltimbanco e della danzatrice si impongono al tempo della disumanizzazione moderna come alternativa vitale e speranzosa. Sono figure di un'età primigenia dell’umanità in cui fantasia e creatività. gioco e ironia dominavano la scena dell’arte e del sacro, figure a cui l’artista si ricollega per contrastare ed esorcizzare il male che corrode ogni passato e futuro umanesimo. Così si esprimeva Marino a proposito della sua fascinazione per il circo e le sue figure: “Ho vissuto dietro il teatro, perché dietro di esso vi è, per la fantasia, un mondo formidabile: la forma si mescola con i colori, si mescola con il personaggio che si falsa; il falso diventa vero, il vero diventa falso; lì il mondo della fantasia si apre. È un mondo di giocolieri, dove non c’è più né maschio né femmina: colori e forme che cambiano, diventano piatte, diventano piene; tutto il mondo vissuto e immaginato sta dietro un fondale di teatro. Da questo mondo ho avuto una grande impressione ed è stata di una grande importanza per un certo periodo, quello dei giocolieri, delle danzatrici, posteriore al 1950”.
Con la mostra No Heroes, Drama: Four Acts prosegue così il suo racconto, costruendo un percorso in cui il patrimonio storico del Forte Belvedere diventa teatro di un confronto serrato tra linguaggi artistici, memoria e presente. Il progetto culminerà a settembre con il terzo intervento espositivo, Oscuro Abbagliante, installazione site-specific dell'artista norvegese Per Barclay.
Marino Marini:
Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980) è tra i maggiori scultori italiani del Novecento. Formatosi all'Accademia di Belle Arti di Firenze con Galileo Chini e Domenico Trentacoste, dagli anni Trenta si afferma sulla scena internazionale partecipando alle principali esposizioni europee e ottenendo nel 1935 il primo premio per la scultura alla Quadriennale di Roma. Insegna all'I.S.I.A. di Monza e successivamente all'Accademia di Brera, mentre durante la Seconda guerra mondiale trova rifugio in Svizzera, entrando in contatto con alcuni dei protagonisti dell'arte europea. Nel dopoguerra la sua fama cresce rapidamente: la Biennale di Venezia gli dedica una sala personale nel 1948 e le sue opere vengono esposte in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.
La sua ricerca ruota attorno a due temi fondamentali: il cavallo e cavaliere e le Pomone. Il primo diventa una potente metafora della condizione umana: dalle figure equilibrate degli anni Trenta si passa, dopo la tragedia della guerra, a cavalli imbizzarriti e cavalieri disarcionati, simboli della crisi dell'uomo moderno e della perdita di controllo sulla storia. Le Pomone, invece, celebrano la vitalità e la fecondità attraverso forme monumentali ispirate alla scultura etrusca e classica, coniugando memoria del passato e sensibilità moderna. Questi due nuclei tematici costituiscono il cuore della poetica di Marini e ne fanno uno dei protagonisti assoluti della scultura del XX secolo.
Informazioni:
Marino Marini: "No Heroes"
16 luglio-16 ottobre
Forte Belvedere, Firenze



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