I Maestri di Brera in mostra a Palazzo Citterio per i 250 anni dell’Accademia


Palazzo Citterio a Milano celebra i 250 anni dell’Accademia di Belle Arti di Brera con una mostra dedicata ai grandi artisti che ne hanno segnato la storia. Da Adolfo Wildt a Luciano Fabro, da Carlo Carrà a Grazia Varisco, un viaggio tra generazioni di maestri che, attraverso l’arte e l’insegnamento, hanno contribuito a rinnovare i linguaggi artistici in Italia.
In occasione del 250° anniversario della fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano rende omaggio a una delle istituzioni che hanno maggiormente contribuito alla formazione e all’evoluzione dell’arte italiana. Dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, la Sala Stirling di Palazzo Citterio ospita I Maestri di Brera. Insegnare l’arte, mostra a cura di Giovanni Iovane e Marina Gargiulo.
L’esposizione ripercorre la storia dell’Accademia attraverso le opere di alcuni dei suoi docenti più rappresentativi, mettendo in evidenza il rapporto tra pratica artistica e insegnamento. Una storia che attraversa il Novecento e arriva fino alla contemporaneità, raccontando come Brera sia stata non soltanto un luogo di trasmissione delle conoscenze, ma anche un laboratorio di sperimentazione, capace di accogliere e alimentare le trasformazioni dei linguaggi artistici.
Il percorso espositivo prende avvio con la sezione Le Radici della Modernità (Anni ’20–’40), dedicata agli artisti che hanno accompagnato il passaggio dell’Accademia dalla tradizione ottocentesca alle prime esperienze della modernità. Tra i protagonisti figurano Adolfo Wildt, Carlo Carrà, Arturo Martini e Achille Funi, personalità differenti per formazione e linguaggio, accomunate da un ruolo significativo nella ridefinizione della cultura artistica italiana della prima metà del Novecento. Particolare attenzione è riservata alla scultura, disciplina attraverso la quale emergono alcune delle tensioni più significative tra il recupero della tradizione e la ricerca di nuove forme espressive.
Il racconto prosegue con Marino Marini e Gastone Novelli, figure che testimoniano l'apertura dell'Accademia alle trasformazioni artistiche del secondo dopoguerra e al confronto con le avanguardie. Accanto a loro compare Lucio Fontana, protagonista fondamentale dell'arte del Novecento che, pur non avendo insegnato a Brera, frequentò l'Accademia come allievo di Adolfo Wildt. La sua presenza nel percorso espositivo sottolinea il ruolo dell'istituzione anche nella formazione di artisti destinati a rivoluzionare il linguaggio artistico.
La seconda parte della mostra, La Brera Contemporanea e i Nuovi Linguaggi (Anni ’70–oggi), esplora il contributo dei docenti che hanno accompagnato l'Accademia verso una concezione sempre più aperta e interdisciplinare della pratica artistica.
Le opere di Alik Cavaliere, Luciano Fabro, Rodolfo Aricò, Grazia Varisco e Renata Boero restituiscono la pluralità delle ricerche che hanno attraversato l'arte italiana dagli anni Settanta, tra sperimentazione dei materiali, ridefinizione dello spazio, indagine percettiva e superamento dei confini disciplinari.
In questo contesto, l'insegnamento emerge come un terreno di confronto tra esperienze e generazioni differenti, nel quale la ricerca individuale degli artisti contribuisce a trasformare il modo stesso di concepire la formazione. L'Accademia si configura così non soltanto come luogo di apprendimento delle tecniche, ma come uno spazio nel quale interrogare criticamente il significato e le possibilità dell'arte.

A completare il percorso è una sezione dedicata all'eredità didattica di Alberto Garutti, Fausta Squatriti, Giuseppe Maraniello e Ugo La Pietra, artisti e docenti che hanno contribuito alla formazione di nuove generazioni, trasmettendo non soltanto strumenti espressivi, ma soprattutto differenti modi di osservare e interpretare la realtà.
La loro presenza permette di affrontare uno degli aspetti centrali della mostra: il rapporto tra l'identità artistica del maestro e l'autonomia creativa dell'allievo.
L'insegnamento dell'arte, infatti, non coincide semplicemente con la trasmissione di un sapere consolidato. È anche un processo di confronto, nel quale esperienze, metodologie e visioni differenti possono generare nuovi percorsi di ricerca.
In questa prospettiva, la storia di Brera diventa anche una storia di relazioni, influenze e trasformazioni, nella quale ogni generazione contribuisce a ridefinire il rapporto tra tradizione e innovazione.
Con I Maestri di Brera. Insegnare l'arte, Palazzo Citterio propone una riflessione sul ruolo delle accademie nella costruzione della cultura artistica contemporanea. Attraverso personalità che hanno attraversato movimenti e stagioni differenti, dalla modernità del primo Novecento alle sperimentazioni degli ultimi decenni, la mostra restituisce l'immagine di un'istituzione capace di rinnovarsi senza interrompere il dialogo con la propria storia.
Il filo conduttore non è soltanto la qualità delle opere o il prestigio degli artisti coinvolti, ma la capacità dell'insegnamento di diventare parte integrante della ricerca artistica, contribuendo alla nascita di nuove sensibilità e nuovi linguaggi.
A 250 anni dalla sua fondazione, l'Accademia di Brera viene così raccontata come un luogo nel quale l'arte non è soltanto oggetto di studio, ma esperienza viva, continuamente ridefinita dall'incontro tra maestri e allievi.



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