La mostra Giulia Mangoni alla Galleria Operativa di Roma

La Galleria Operativa di Roma presenta Il Sogno della Ragione Genera Visioni, la nuova personale di Giulia Mangoni, vincitrice del Premio Combat 2023 nella sezione Pittura, dedicata al rapporto tra territorio, memoria e tradizioni popolari.

L'esposizione, che inaugura il 23 ottobre negli spazi di via del Consolato, segna il ritorno di Giulia Mangoni alla galleria Operativa con un nuovo ciclo di opere realizzate appositamente per l'occasione. Attraverso una serie di visioni personali, l'artista approfondisce il proprio legame con le comunità e i contesti culturali che alimentano la sua ricerca, esplorando il rapporto tra esperienza vissuta, immaginazione e identità collettiva. Le nuove opere prendono forma da un immaginario legato alla quotidianità e alle tradizioni vernacolari; processioni religiose, piazze, feste patronali e ritualità collettive diventano il punto di partenza di un'indagine pittorica nella quale esperienza vissuta, osservazione e immaginazione si intrecciano, restituendo una rappresentazione del territorio che supera la semplice dimensione documentaria.
Al centro del lavoro di Giulia Mangoni si trova una riflessione sul paesaggio come luogo di stratificazione storica, sociale e culturale. Attraverso la ricerca d'archivio, il disegno d'osservazione e lo sviluppo di progetti site-specific, l'artista indaga le trasformazioni dei territori e le relazioni che si instaurano tra le comunità, le loro tradizioni e gli spazi che abitano. La pittura diventa così uno strumento attraverso cui reinterpretare la realtà, facendo convivere elementi riconoscibili e dimensioni immaginarie.
Un ruolo centrale in questo percorso è occupato dalla Ciociaria, territorio del Lazio meridionale nel quale l'artista è cresciuta e al quale ha scelto di tornare dopo un lungo periodo di formazione e attività all'estero. Storicamente legata all'immaginario del Grand Tour europeo, la regione presenta oggi un paesaggio segnato da profonde trasformazioni agricole, industriali e sociali. Mangoni ne osserva le stratificazioni senza considerarle come elementi di un'identità immutabile, ma utilizzandole per interrogare questioni più ampie legate alla rappresentazione della storia, alla costruzione dei luoghi e al rapporto tra memoria e contemporaneità.
La sua pratica si sviluppa attorno a quella che l'artista definisce un'etica del ritorno, intesa come processo di riavvicinamento e confronto con i luoghi d'origine e le comunità che li abitano. Cresciuta tra Italia e Brasile, Mangoni ha costruito un linguaggio artistico nel quale la dimensione autobiografica si intreccia con una ricerca collettiva, alimentata dal dialogo con artigiani, agronomi, allevatori, scrittori e antropologi. Le differenti conoscenze e prospettive diventano parte integrante di un processo creativo che considera l'opera non come un risultato definitivo, ma come una forma temporanea di raccolta, interpretazione e trasmissione di esperienze.
In Il Sogno della Ragione Genera Visioni, questo interesse si traduce in una pittura che attinge all'immaginario vernacolare e alle manifestazioni della cultura popolare, trasformando scene e situazioni quotidiane in composizioni nelle quali il dato reale si apre a nuove possibilità interpretative. Le tradizioni locali non vengono semplicemente riprodotte, ma rielaborate attraverso uno sguardo personale che ne mette in relazione le componenti storiche, simboliche e sociali. La mostra prosegue così un'indagine nella quale il territorio diventa uno spazio di osservazione e sperimentazione, capace di generare narrazioni che si muovono tra memoria individuale e identità collettiva.
Questa attenzione alla dimensione comunitaria emerge anche nei progetti sviluppati dall'artista al di fuori dei contesti espositivi tradizionali. Tra questi figura Cinevetrina, iniziativa attraverso la quale Mangoni organizza esposizioni dedicate agli artigiani ciociari all'interno dello storico cinema di Isola del Liri, creando occasioni di incontro tra pratiche artistiche, saperi locali e pubblico. Un approccio che ha trovato espressione anche in Il Salmerino Viandante, progetto realizzato a San Lorenzo Dorsino, in Trentino-Alto Adige, nell'ambito di Una Boccata d'Arte, iniziativa promossa da Fondazione Elpis e Galleria Continua. In entrambi i casi, il coinvolgimento delle comunità e delle professionalità del territorio costituisce un elemento centrale della ricerca, ampliando il ruolo della pittura verso forme di collaborazione e produzione culturale condivisa.
La nuova personale romana arriva dopo Stratigrafie del presente, la mostra curata da Stefano Raimondi al MAC – Museo d'Arte Contemporanea di Lissone, dedicata agli ultimi anni della ricerca pittorica dell'artista. Un percorso che si è progressivamente sviluppato attraverso esposizioni in istituzioni e spazi espositivi italiani e internazionali, consolidando una pratica nella quale la dimensione locale diventa occasione per affrontare temi di più ampia portata.
Tra i riconoscimenti che hanno segnato questo percorso figura anche Premio Combat 2023, assegnato a Giulia Mangoni nella sezione Pittura per l'opera Garigliano sogna Ecuador. Il lavoro si inserisce nella sua indagine sui territori, sulle identità culturali e sulle possibilità della rappresentazione pittorica, affrontando temi che continuano ad attraversare la sua produzione più recente.

Giulia Mangoni (Isola del Liri, 1991) è un'artista italo-brasiliana che vive e lavora nella sua città natale. Dopo aver conseguito un Foundation Degree in Art & Design presso la Falmouth University of the Arts nel 2011, si è laureata in Pittura alla City & Guilds of London Art School nel 2014, dove ha ricevuto lo Skinner Connard's Travel Prize e il Chadwick Healey Prize per la pittura. Ha successivamente completato un Master of Fine Arts presso la School of Visual Arts di New York nel 2019. Nel 2020 ha partecipato alla terza edizione di CASTRO Projects a Roma, grazie alla borsa di studio Scovaventi Italian Fellowship.
Nel corso della sua carriera ha presentato mostre personali in Italia e all'estero, tra cui From the Island of Liri, a cura di Juliana Leandra presso Dreambox Lab a New York, Bits & Cream. Metabolizzazione d'Archivio presso ArtNoble a Milano, Nambur presso IUNO a Roma e La Strega si Trasforma Persino in Vento, a cura di Beatrice Benella presso Operativa Arte Contemporanea a Roma. Ha inoltre partecipato a numerose esposizioni collettive, tra cui The Futures We Speak al Clemente Art Center di New York, Roma Pittura Emergente Oggi presso 21Gallery a Treviso, Geographies of Memory da LAMB Arts a Londra, Vivere di Paesaggio presso APALAZZOGALLERY a Brescia e Ladder to the Moon da Monitor a Roma.



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