The new art fair age. Ripensare alla fiera d'arte oggi
- Redazione

- 2 giorni fa
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Intervista a Paolo Batoni, direttore di Lucca Art Fair

In occasione della decima edizione di Lucca Art Fair, in programma dal 25 al 27 settembre 2026 al Real Collegio di Lucca e dedicata quest’anno al tema Let’s Get Lost, ispirato alla figura di Chet Baker, abbiamo fatto una chiacchierata con il direttore Paolo Batoni sul presente e sul futuro delle fiere d’arte. A quasi vent’anni dalle riflessioni di The Art Fair Age, il sistema fieristico si trova di fronte a nuove trasformazioni, sostenibilità, costi, dimensioni, rapporto con le gallerie e costruzione di nuove relazioni con il pubblico. Da Lucca, uno sguardo su quale possa essere oggi — e domani — il ruolo di una fiera.
In un momento in cui il modello delle fiere d’arte viene sempre più discusso, quale spazio può occupare una realtà come Lucca Art Fair?
Credo che oggi sia necessario interrogarsi non tanto su quanto una fiera possa crescere, ma su come possa diventare più utile per chi vi partecipa. Negli ultimi anni i costi sono aumentati molto e questo rende la partecipazione sempre più complessa, soprattutto per le gallerie medio-piccole, che spesso sono proprio quelle che svolgono il lavoro più interessante sulla ricerca e sui giovani artisti.
Lucca Art Fair non può e non vuole competere con le grandi fiere sul piano dei numeri. La sua dimensione può invece diventare un punto di forza: una fiera più raccolta, leggibile, nella quale sia possibile dedicare tempo alle opere e costruire relazioni reali.

Quindi essere una fiera di dimensioni contenute può rappresentare una scelta e non un limite?
Assolutamente. Non credo che il futuro debba necessariamente coincidere con fiere sempre più grandi, con più espositori, più metri quadrati e più eventi. Esiste anche un'altra possibilità: lavorare sulla selezione, sulla qualità delle proposte e sulla capacità di creare un contesto nel quale ogni galleria possa essere realmente visibile.
L'obiettivo non è essere una grande fiera in piccolo. È costruire un modello diverso, coerente con la nostra storia, con la città e con le realtà che partecipano.
Il tema dei costi è diventato centrale nel dibattito sul sistema fieristico. Come lo affrontate?
È inevitabile affrontarlo. Una fiera rappresenta un investimento importante per una galleria e non possiamo considerare questo aspetto secondario. Credo che chi organizza una manifestazione debba chiedersi continuamente quale valore restituisce a fronte di quell'investimento.
Naturalmente le vendite sono fondamentali, ma oggi sappiamo che il risultato di una fiera non può essere misurato esclusivamente sulla base di quello che viene venduto nei tre giorni. Un incontro avvenuto a Lucca può trasformarsi in una vendita mesi dopo, in una mostra, in una collaborazione o nel rapporto con un nuovo collezionista. Dobbiamo riuscire a creare le condizioni perché queste possibilità possano nascere.
Quindi la fiera non è più soltanto un marketplace?
Non lo è mai stata completamente, ma oggi questo aspetto è ancora più evidente. La fiera è certamente un luogo commerciale, e sarebbe sbagliato nasconderlo, ma è contemporaneamente uno spazio di relazione, posizionamento e scoperta.
Un collezionista può incontrare una galleria per la prima volta, seguire successivamente il suo programma e acquistare un'opera dopo mesi. Allo stesso modo, un curatore può scoprire un artista e coinvolgerlo successivamente in un progetto. Sono dinamiche difficili da quantificare nell'immediato, ma costituiscono una parte importante del valore di una fiera.

Che ruolo hanno allora le gallerie medio-piccole nel progetto di Lucca Art Fair?
Un ruolo centrale. Sono spesso le
realtà che assumono maggiori rischi, lavorano con artisti giovani, seguono percorsi meno consolidati e contribuiscono concretamente al rinnovamento del sistema.
Credo sia importante che esistano fiere nelle quali queste gallerie possano trovare uno spazio sostenibile e non sentirsi semplicemente una presenza marginale all'interno di manifestazioni costruite prevalentemente intorno ai grandi operatori.
Questo non significa abbassare il livello della selezione. Al contrario: significa essere ancora più rigorosi sulla qualità dei progetti.
Lucca e il Real Collegio quanto incidono su questa idea di fiera?
Moltissimo. Lucca Art Fair non potrebbe essere semplicemente trasferita in un padiglione fieristico e rimanere la stessa manifestazione.
Il Real Collegio, il centro storico, la possibilità di muoversi a piedi e il rapporto con la città determinano anche il ritmo della visita. Mi interessa l'idea di una fiera nella quale non si debba necessariamente correre da uno stand all'altro, ma nella quale ci sia tempo per fermarsi, parlare con un gallerista, tornare a vedere un'opera, uscire e poi rientrare.
Anche questa dimensione più lenta può diventare parte dell'identità della fiera.
La decima edizione arriva quindi in un momento particolare. Cosa rappresentano questi dieci anni?
Un anniversario è interessante soprattutto se diventa un'occasione per interrogarsi su quello che viene dopo.
Dal 2016 a oggi il sistema dell'arte è cambiato molto e anche le fiere sono cambiate. Sarebbe poco interessante celebrare dieci edizioni limitandoci a guardare indietro. Preferisco utilizzare questo passaggio per capire quale Lucca Art Fair vogliamo costruire nei prossimi anni.

Il tema scelto per il 2026 è Let's Get Lost. Esiste un rapporto tra il tema curatoriale e questa riflessione sul modello fieristico?
Sono due piani differenti, ma inevitabilmente dialogano. Let's Get Lost parte dall'idea dello smarrimento come possibilità generativa: perdere temporaneamente un percorso prestabilito per incontrare qualcosa che non stavamo cercando.
In fondo una buona fiera dovrebbe permettere anche questo. Entrare pensando di vedere determinate cose e uscire avendo scoperto un artista, una galleria o un'opera che non conoscevamo.
Mi interessa molto questa possibilità della scoperta inattesa. Forse, in un sistema sempre più programmato e accelerato, creare le condizioni perché possa ancora accadere qualcosa di imprevisto è uno dei compiti più interessanti che una fiera possa assumersi.
Se dovesse sintetizzare in poche parole la Lucca Art Fair dei prossimi anni?
Una fiera più selettiva che estesa, più relazionale che dispersiva e profondamente legata al luogo in cui nasce.
Vorrei che Lucca fosse percepita come una fiera nella quale vale la pena esserci non soltanto per quello che può accadere durante tre giorni di settembre, ma per quello che quei tre giorni possono mettere in movimento.
Lucca Art Fair 2026
25-27 settembre 2026 Real Collegio, Lucca



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